Le Subsidenze di Tivoli. Cosa sono?

susidenze

Ad un mese circa dal mio articolo sulle maccalube di Caltanissetta, apprendo da un programma di  raiuno, pochi minuti fa, di un’altro fenomeno “geologico/geotecnico”, che per certi versi è il contrario di quello precedente esposto; si tratta delle Subsidenze sviluppatesi nelle zone di Tivoli e Guidonia. In entrambi i casi vi è una progressiva riduzione della resistenza del terreno, ma mentre nel caso delle maccalube il terreno “ribolliva” a causa della presenza di gas in un sottosuolo argilloso, in questo caso, invece, la concausa principale è il pompaggio da parte dell’uomo, di acqua a forte contenuto di metano. In questa maniera si è ridotta in maniera drastica la tensione efficace del terreno, causando cedimenti che negli anni sono stati attestati nell’ordine di metri; immaginate come reagiscono le fondazioni, inadeguate, degli edifici.

Dal sito della protezione civile traggo questo breve appunto:

La subsidenza consiste in un lento processo di abbassamento del suolo, che può coinvolgere territori di estensione variabile. Tale fenomeno è generalmente causato da fattori geologici, ma negli ultimi decenni è stato localmente aggravato dall’azione dell’uomo ed ha raggiunto dimensioni superiori a quelle di origine naturale.
Le subsidenze prodotte o aggravate da azioni antropiche possono essere date da emungimento di acque dal sottosuolo, estrazione di gas o petrolio, carico di grandi manufatti, estrazione di solidi, etc: in questo caso i valori totali possono essere anche di qualche metro.
La subsidenza naturale è causata da molteplici fattori: movimenti tettonici, raffreddamento di magmi all’interno della crosta terrestre, costipamento di sedimenti, etc.; i movimenti verticali di tipo naturale possono raggiungere valori di qualche millimetro l’anno.
In Italia i fenomeni di lenta subsidenza si sono verificati lungo la fascia costiera adriatica da Rimini a Venezia (dove questo fenomeno è particolarmente noto), specialmente nei pressi del Delta del Po, ma anche nei dintorni di agglomerati urbani come Milano, Bologna e Modena, in questi casi soprattutto per l’estrazione di acqua dal sottosuolo. Casi più recenti sono stati segnalati in Puglia, nella Piana di Sibari e nella Pianura Pontina.
I provvedimenti da attuare a fini preventivi consistono essenzialmente in una corretta gestione delle risorse idriche, evitando di ricorrere in modo eccessivo al prelievo dalle falde, ed in una rigorosa pianificazione delle attività estrattive.

Un problema solo per alcuni versi affine a quello della subsidenza, ma che ha, al contrario del primo, importanti ricadute di protezione civile, è quello degli sprofondamenti rapidi (sinkholes). Tali fenomeni sono dovuti sia a cavità naturali presenti nel sottosuolo che a cavità realizzate dall’uomo fin dall’antichità (cave in sotterraneo, ambienti di vario uso, depositi, acquedotti, fognature, drenaggi ecc).
In Italia i fenomeni di dissesto provocati da cavità sotterranee sono frequenti ed hanno determinato spesso ingenti danni materiali e, in molti casi, anche la perdita di vite umane.
Relativamente agli aspetti di protezione civile si sottolinea che il rischio legato alle cavità sotterranee è particolarmente diffuso nelle aree urbane dove l’azione dell’uomo ha portato alla creazione di vuoti nel sottosuolo per la maggior parte dei quali si è persa la consapevolezza dell’esistenza, a causa soprattutto della incontrollata crescita urbanistica degli ultimi decenni.
In considerazione delle oggettive difficoltà che si incontrano in tali aree per addivenire ad una corretta analisi della pericolosità, il Dipartimento della protezione civile ha avviato un progetto finalizzato alla definizione dei criteri tecnico-scientifici per l’individuazione delle cavità, per l’analisi della loro pericolosità e per la definizione degli interventi più efficaci da realizzare sia in fase di emergenza che in fase di prevenzione a medio e lungo termine.

Chiaramente invito tutti voi a dare un eventuale contributo alla comprensione di questo fenomeno; ribadendo la necessità di indagini geotecniche approfondite in situ, prima di qualsiasi edificazione. Il consolidamento delle fondazioni sta costando circa 50.000.000 di euro, non sapendo se sia definitivo. Daltro canto è dovuto alla presenza dell’attività dell’uomo nelle due fonti economiche principali: il travertino e le terme; sonO a rischio mille posti di lavoro. Pensiamoci prima!

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Aggiornamento: in realtà non abbiamo riduzione di pressione efficace e quindi di resistenza del terreno, anzi paradossalmente aumenta. Il fenomeno ha questa chiave di lettura: l’improvviso ed eccessivo drenaggio, provocherebbe l’aumento fuori limite dell’ O.C.R. (grado di consolidazione sovraconsolidazione), questo provoca i cedimenti non piu nell’ordine del millimetro, ma parliamo di 40 cm l’anno.

Aggiornamento 2: apprendo da fonti piu autorevoli che non trattasi di sovraconsolidazione  ma di semplice consolidazione veloce, essa infatti produce cedimenti che in questo caso sono molto elevati.

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