Sul Parco Fluviale del Simeto

foto da: (http://www.legambientesicilia.com)
Leggo un interessante articolo apparso su “Villaggio Globale“, di cui riporto un breve passaggio:
In questi anni svariate vicende hanno interessato la Valle del Simeto in Sicilia, evidenziando problematiche e questioni di varia natura dalle diverse sfaccettature, sicuramente la più spinosa è stata quella legata alla realizzazione del Termovalorizzatore. Nei mesi scorsi l’attenzione prestata all’area intermedia del Simeto riguardava lo stoccaggio di certi rifiuti pericolosi in area privata (sottoposta a sequestro dall’autorità giudiziaria), in previsione di realizzazione dell’Inceneritore. La condivisione delle comunità locali di non realizzare detta infrastruttura è stata pressoché totale, alle iniziative promosse da alcuni movimenti ecologisti e dalle associazioni ambientaliste, s’è avuta una grande partecipazione, con la presenza di gruppi appartenenti a varie estrazioni politiche e sociali.
A seguito delle proteste e considerata la valenza naturalistica dell’area, sembra che il governo regionale intende spostare altrove la realizzazione del Termovalorizzatore. L’efficace valorizzazione del patrimonio naturalistico di detta area può concretizzarsi nella proposta d’istituzione del Parco Fluviale del Simeto.
La mia opinione riguardo i termovalorizzatori o impianti analoghi è ormai nota, ho spesso espresso la mia contrarietà esclusivamente alla loro gestione; purtroppo mancano i controlli, la supervisione degli impianti è spesso carente; è di poche ore fa la notizia della morte a Mineo di sei operai, in una “banale” operazione di pulizia di una vasca di depurazione. In merito la questione dell’Istituzione del Parco Fluviale, sono daccordo nella misura in cui non ostacola l’ordinaria azione dell’uomo in un territorio che coltiva e controlla da secoli; daccordo alle tutele che sono garanzia per l’ecosistema, ma senza immobilizzare il patrimonio rurale che si trasformerebbe da risorsa per una comunità a inutile spesa corrente per il contribuente. Non passa sicuramente inosservata la sostanziale differenza tra il parco dei Nebrodi ed il parco dell’Etna, uno in costante crescita come presenze nelle svariate aree attrezzate che fino al mar tirreno, garantiscono una fruizione totale nel rispetto delle regole; l’altro rappresenta solo un “enclave” per pochi fruitori a cui è permesso accedere per il divieto di transito, rare aree attrezzate, eslusivo ed unico per i lavoratori forestali. Insomma, la ragione sta proprio nell’opportunità di sviluppo di una zona: servizi e presenza dell’uomo nel rispetto dell’ambiente.
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